L’educatrice

Ginevra Rossi era un’educatrice rispettata e amata in tutto il mondo. Viveva e insegnava seguendo un codice da lei stessa stilato, nel quale specificava che la prima scelta che un essere umano doveva fare era ascoltare la propria anima. Solo dopo aver assecondato questa ci si doveva affidare alla mente.

Quando ricevette la chiamata del comandante della caserma di Roma, il quale in maniera impacciata le disse che doveva recarsi subito in centrale e che il marito era stato assassinato, lei si trovava a Milano, presso la casa della famiglia Bianco: l’ennesima famiglia composta da un medico e un avvocato troppo presi dal lavoro per poter badare alla propria figlia.

Quando era giovane e nubile aveva prestato servizio nelle case di persone famose, in grandi citta’ come Londra, Parigi, Amburgo. Il suo lavoro le permetteva di realizzare entrambe i suoi sogni: avere sempre a che fare con i bambini, che lei purtroppo non aveva potuto avere per cause naturali, e viaggiare. Ma adesso, stanca e sposata ormai da 30 anni, cercava di rispondere solo alle numerose richieste che arrivavano da luoghi facili da raggiungere in breve tempo.

Il treno correva veloce. Era così veloce che quasi raggiunse i suoi pensieri. Cercava di capire perché non riuscisse a versare neanche una lacrima. Le avevano appena detto che il marito era morto e a lei pareva di andare a identificare il corpo di un estraneo.

Ripensò a quando da adolescenti si erano amati e ripercorse nella mente tutto il suo matrimonio. La sintonia, i momenti belli e i momenti brutti fino ad arrivare a quel giorno dove tutto finì.  Perché non era andata via? Perché era rimasta al fianco di una persona che l’aveva tradita e per la quale era andata contro i propri principi?

Dopo tre ore e mezzo di treno Ginevra dovette sopportare altre tre ore all’interno della caserma, tra domande e scartoffie da compilare e firmare. Finché, finalmente, in tarda serata, poté vedere e identificare il corpo del marito. Eccola la lacrima tanto attesa.

<<Lei ci ha confessato di sapere che suo marito l’ha tradita e che non si è fermato alla prima volta>>.

Ginevra rispose accarezzandosi i lunghi capelli biondi. Le amiche le dicevano sempre che se le davano tutti vent’anni in meno, scambiandola per una trentenne, era grazie alla loro lucentezza.

<<Esatto! C’è stata una seconda>>

<<Mentre io, poco fa, in centrale, parlavo con lei, nelle due stanze di fronte alla nostra altri due colleghi interrogavano le amanti di suo marito. Sono due ragazze di 18 e 20 anni. Si sono presentate qui con l’arma del delitto e ammettendo le proprie colpe. Ognuna di loro ha detto di aver dato una martellata a suo marito. Una a testa. La vittima però presenta tre traumi. Uno sulla nuca, uno sul petto e uno sulla fronte. I conti non tornano. Le dico gia’ che, avendo confessato di essere da sole, il giudice non porterà avanti le indagini se lei non fa una richiesta specifica al tribunale>>

<<La fermo subito comandante. Sono sconvolta e stanca. Capisco quello che lei mi sta dicendo e credo che a prescindere da quante siano le amanti di mio marito o i colpi che lo hanno ucciso, mio marito è morto. Niente lo può riportare in vita. Non lo amavo da tempo ed eravamo come due estranei. Per quanto possa essere dispiaciuta per la sua morte, l’unica cosa che voglio è buttarmi tutto alle spalle. Niente di più>>

<<Capisco! Mi dispiace per la sua perdita>>

<<La ringrazio! Ora, se posso, vorrei tornare a casa, farmi una doccia e riposare. Per tutto il resto, domani sarò pronta>>.

Il comandante strinse la mano di Ginevra e dopo un leggero cenno del capo si dileguò, lasciando la vedova ai propri pensieri.

La vita, delle volte, può fare più paura della morte. Durante la nostra esistenza, l’anima rinchiusa dentro il nostro corpo si logora e marcisce. Una volta indebolita diventa succube della mente. L’unico modo per liberarla è la morte. La sua anima ormai aveva bisogno di evadere dalla carne e voi ragazze siete state veramente brave. Avete espiato le vostre colpe e avete meritato quanto pattuito. Godetevi la ricompensa quando uscirete.

Ginevra chiuse le lettere, le mise dentro la cassaforte insieme ai soldi, e murò il tutto. Si poggiò con le spalle al muro e appena chiuse gli occhi il ricordo di lei che stringeva il martello tra le mani le causò un brivido che la scosse sin nel profondo, rendendola per un momento debole e confusa.

Cinque ore dopo si trovava sull’aereo che l’avrebbe condotta lontano da tutto. Osservava il proprio riflesso nel minuscolo finestrino. Il taglio a caschetto le risaltava gli occhi a mandorla. Peccato per quel nero che stonava con la sua carnagione chiara e che, a differenza del biondo, mostrava i suoi veri anni.

<<Signora Carmela Galli?>>

<<Sono qui!>>

<<Ecco! I suoi documenti>>

<<Grazie!>>

<<Faccia buon volo>>.

Pubblicato da Sonia

Editor

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: